Tra le tante tecniche di mixaggio esistenti, una delle più blasonate è certamente quella della compressione parallela. Alcuni non ne possono fare a meno, altri la usano di tanto in tanto, altri la schifano.
Qualsiasi sia il tuo caso è bene che, la voglia usare o meno, sia consapevole del perché ha senso usarla, quando dovrebbe essere usata, per quale scopo e soprattutto come usarla.
In questo articolo rispondo a tutte queste domande, partendo dalla teoria per arrivare alla pratica, così che possa anche tu capire se è il caso e – nel caso – come usare la compressione parallela nei tuoi mix.
La Compressione Parallela
La compressione parallela è solo una delle tanti varianti di compressione applicabili sui mix, di qualsiasi genere musicale essi siano. Qua sul blog ho già affrontato l’argomento compressori e compressione in decine di articoli (li trovi tutti elencati qui) ma ora mi concentro su questa tipologia particolare.
Inizio col dirti che è chiamata in due modi. Da noi è più conosciuta come compressione parallela appunto, mentre all’estero è indicata anche come New York-style compression.
Compressione New York-style

L’origine del nome è intuibile. Deriva dal fatto che è una tecnica che si è sviluppata, è stata stra-utilizzata ed è divenuta popolare negli anni ’90 grazie a un gruppo di fonici newyorkesi.
Chiamala come ti pare, il succo non cambia.
L’essenza della NY-style compression consiste nell’applicare la compressione a una copia del segnale che si vuole trattare, invece di applicarla direttamente in toto su quella data traccia.
Ti spiego meglio tra un attimo, intanto lasciami dire che, seppur inizialmente usata principalmente sulle tracce di batteria, è ormai prassi comune applicarla su qualsiasi tipo di traccia. Batterie (vere o meno), percussioni in genere, voci, synth, interi gruppi strumentali o altro ancora.
Una delle differenze principali con la compressione seriale è che permette di comprimere il segnale in modo anche molto aggressivo limitando al minimo le controindicazioni. Anzi, in certi casi è proprio il sound derivante dalla compressione esagerata che motiva la scelta di questa tecnica.
Per intenderci, è possibile ad esempio schiacciare completamente un bus drums senza “rovinarlo”, anzi migliorandone il sound, enfatizzandone punch o corpo a scelta.
Ma com’è possibile? Te lo mostro subito.
Compressione in Serie vs Parallela
Per capire perché la compressione parallela funziona così bene è necessario avere ben chiaro qual è il percorso dei segnali nella DAW e soprattutto come risponde un segnale compresso in funzione dei tempi di attacco e rilascio impostati sul compressore.
Un passo per volta.
Nel grafico qua sotto ti riporto la differenza tra il flusso del segnale nella compressione “tradizionale” (a sinistra) e quello nella compressione parallela (a destra).
Nella compressione in serie, il segnale di una traccia audio passa attraverso il compressore, posto in insert, e dopo il processamento raggiunge l’uscita audio principale.
Nel caso della compressione parallela invece il segnale audio che si vuole trattare viene duplicato. L’originale raggiunge direttamente l’uscita passando indenne, mentre la sua copia viene compressa. Così facendo all’uscita principale arriva la somma del segnale originale non trattato e del segnale trattato.
Ecco la compressione parallela.
Perché usare la Compressione Parallela
Ora magari ti starai domandando: perché devo incasinarmi la vita con copie e segnali aggiuntivi invece di caricare semplicemente un plugin in insert come faccio sempre?
Beh, perché la compressione parallela si usa per motivi diversi da quelli per cui decidi di mettere un compressore su una traccia in insert.
Di norma si usa il compressore per limitare la dinamica (le variazioni di volume) di una traccia o per tenere a bada i transienti con picchi più repentini. Optando per la compressione parallela questi picchi continueranno a sbucare nel mix, perché il segnale originale arriva all’uscita master senza subire variazioni.
Il senso della compressione parallela non è quindi livellare la dinamica (il principale almeno), ma quello di esaltare una caratteristica peculiare della traccia e/o tirarne su il loudness.
Nello specifico, ha senso usarla ad esempio per enfatizzare il sustain di uno strumento, anche di parecchio, così che quello strumento tenga il suo feel “originale” e in più guadagni l'”aggiunta” di un corpo più enfatizzato.
Per riuscire nell’intento bisogna ovviamente tarare il compressore nel modo adeguato.
Come impostare il Compressore Parallelo

I parametri di un compressore applicato in parallelo possono essere impostati in modo anche molto diverso rispetto a quando lo si applica in serie.
Avrai sicuramente sentito dire a tantissime persone che insegnano a usare i compressori: mi raccomando, comprimi pochi dB o rovini la traccia.
D’accordo o meno con questa affermazione non importa, ciò che conta è che con la tecnica NY-style le cose cambiano. Con 2-3dB di compressione ci fai poco, devi spingere parecchio affinché il risultato sia apprezzabile.
Devi considerare che i segnali originale e processato si dovranno miscelare insieme, per cui alla fine sentirai solo una certa percentuale di suono compresso. Se non comprimi tanto, non ha proprio senso farlo.
Devi inoltre impostare in modo più attento i tempi di attacco e di rilascio.
Facciamo un esempio pratico. Metti caso che vuoi comprimere in parallelo il drum bus per far emergere il corpo dei fusti e far “muovere” un po’ i piatti.
In questo caso ti frega poco di salvaguardare i transienti di attacco di ogni pezzo del kit, per cui puoi impostare un attacco molto veloce, anche istantaneo o quasi. Il rilascio invece lo puoi impostare relativamente veloce in modo tale da sentire la coda dei piatti che sale (invece di scendere) e il corpo di cassa e rullo che viene fuori.
Ovviamente devi tenere anche una ratio alta e una threshold sufficientemente bassa.
Non ha senso che ti dia dei numeri esatti, ogni traccia è un modo a sé. Avessi difficoltà a trovarli da te posso però aiutarti a impostare il tutto in modo ottimale sulle tue tracce con una call su Zoom.
Come applicare la Compressione Parallela
Sul come applicare la compressione parallela nel concreto sulla DAW si apre tutto un altro capitolo.
Siccome ci sono parecchi modi, ognuno con dei pro e dei contro, e dato che ognuno richiede dei passaggi ben precisi più o meno lunghi da seguire, ho deciso di riservare un intero articolo a questo aspetto. Puoi leggerlo qui: 4 Modi per Applicare la Compressione Parallela.
C’è però ancora dell’altro da sapere, continua pure intanto a leggere qua sotto.
Compressione Parallela Voce

Ti ho detto prima che puoi sfruttare la compressione parallela per arricchire più tipi di tracce. Una di queste è certamente la voce.
Un caso tipico nel quale si traggono benefici nell’usare questa tecnica è quando la traccia vocale da trattare ha una dinamica importante e i passaggi più tenui tendono a scomparire fagocitati dalle altre tracce del mix.
Applicare una compressione tradizionale in questi casi rischia di deteriorare la qualità delle parti originariamente più spinte. La soluzione è quindi comprimere in parallelo.
Tirando giù anche di 15/20dB i picchi nella copia, e sommando la copia alla traccia non processata, si ha come risultato che le sezioni cantate più piano ora emergono al pari di quelle più forti (o comunque si avvicinano parecchio). Al contempo le parti ad alto volume non vengono sacrificate, perché verso l’uscita arriva comunque la traccia originale dove queste sezioni hanno la loro massima qualità.
Tra i compressori plugin più adatti per la compressione parallela della voce ti segnalo quelli elencati nell’articolo sui migliori compressori plugin per voce.
Più sotto comunque te ne segnalo anche degli altri.
Compressione Parallela Batteria e Drums in genere

Ok sulla voce, ma vuoi mettere sulla batteria? Qui la resa risulta spesso ancora più gradita. Nel prossimo paragrafo ti faccio anche degli esempi audio.
Nel frattempo ecco i due principali risultati che puoi ottenere con un compressore in parallelo:
- Maggior “pacca” dei fusti.
- Maggior corpo dei fusti, movimento dei piatti, esaltazione della stanza.
Per conseguire il primo effetto dovrai assicurarti di instradare sul canale parallelo solo le tracce dei fusti appunto, cioè tutte le tracce tranne piatti, overhead e room. Sul compressore dovrai stare attento a tenere un attacco sufficientemente lento da far passare indenni gli attacchi di tutte le tracce (andrebbe misurato caso per caso, ma se stai sui 20ms sei tranquillo) e un release sufficientemente veloce da far interrompere la compressione tra un colpo e l’altro (anche qui, andrebbe tarato volta per volta, ma se stai sui 50ms il rischio di fare grossi danni è minimo).
Se punti al secondo obiettivo invece l’attacco dovrebbe essere il più veloce possibile, potenzialmente anche istantaneo. Il release invece va impostato con un tempo tale da far “muovere” i piatti e “la stanza” a tempo con il groove del brano. Comunque non troppo lungo, altrimenti il compressore resta sempre ingaggiato e allora tanti saluti movimento ed enfasi del corpo, finisce che stai solo abbassando il volume.
Come “suona” la compressione parallela
Finora tante parole e niente da sentire. Rimedio subito!
Ho preparato due esempi audio, uno con il compressore sulla batteria e uno sulla voce.
Piccola nota a margine: per entrambi ho utilizzato tracce inviate da un lettore del blog, in seguito all’iniziativa che ho promosso qualche settimana fa. Se anche tu vuoi un tuo brano tra le pagine di questo sito, scrivimi e ne potremo discutere meglio.
Nel file audio di seguito puoi sentire l’insieme delle tracce di kick, snare e giusto appena un pelino di overhead e room.
Batteria dryCassa e rullo sono già dritti, non hanno bisogno di un compressore che ne riduca la dinamica. L’insieme può però giovare di una compressione parallela allo scopo di far emergere il charleston e per ingrossare kick e snare.
Senti un po’ che ne viene fuori:
Batteria con compressione parallelaNota che il livello di picco dei due file è esattamente lo stesso. Si percepisce però limpidamente che il loudness di quello compresso è nettamente superiore e, in generale, il sound più aggressivo.
Nel prossimo esempio puoi sentire una voce completamente dry. Per via delle naturale inflessioni del cantato alcune sillabe qua e là hanno un volume ballerino e, nella sezione dove il cantante spinge di più per qualche secondo (a partire dal secondo 13 circa), la traccia guadagna anche un bel po’ di volume, per poi tornare a un volume grossomodo stabile, al netto delle piccole variazioni appena menzionate.
Voce dryEcco, in questa circostanza verrebbe normale pensare che un normalissimo compressore in insert possa risolvere la questione e raddrizzare tutto. Si e no, nel senso che magari gli accenti interni alle singole parole vengono livellati, ma la sezione più spinta rischia di venir buttata giù parecchio al fine di raggiungere il volume del resto della parte.
È una circostanza ancora diversa rispetto a quella ipotizzata in un paragrafo precedente.
Il compressore impostato in parallelo in questo caso aiuta a livellare la dinamica generale e al contempo lascia che si continui a percepire l’intenzione di spinta data dal cantante (sempre verso il secondo 13 e a seguire), senza però che la forma d’onda risulti disomogenea.
Ti faccio sentire.
Voce con compressione parallelaLe differenze pre e post compressione sono meno evidenti rispetto a quelle che si possono percepire con la stessa tecnica applicata su un gruppo drums. Nondimeno nel contesto generale di un mix risultano di forte impatto.
A riprova di quanto detto poco fa rispetto ai volumi ti riporto la comparazione tra le forme d’onda prima (sopra) e dopo la compressione (sotto).
Certo andrebbe poi magari rivisto il livello dei respiri se lo si reputa troppo presente, ma con delle piccole automazioni si risolve presto. Considera anche che la traccia non è ancora equalizzata, non c’è un de-esser né nient’altro ancora.
Per l’esempio audio sulla batteria ho usato il Black 76 di IK Multimedia, emulazione del classico 1176, mentre per quello sulla voce ho usato il Vintage Compressor integrato su Cubase, che in teoria – ma non in pratica – emula la stessa macchina.
In ogni caso va bene allo scopo un qualsiasi compressore FET. Teoricamente si può usare anche un compressore upward, ma se non si è abituati ad usarli meglio non incasinarsi la vita inutilmente.
In entrambi gli esempi ho tenuto il livello della parallela al 50%. Nulla vieta di tirare ancora più su o al contrario di stare più cauti.
Audio Credits: Fuori Controllo by Stato di emergenza. Ascolta il brano completo su Spotify.Plugin per compressione parallela
Andando su dei plugin specifici ti do qualche dritta in più.
Fermo restando quanto già detto, ti potrei suggerire di dare una possibilità anche a dei prodotti semplificati che per i nostri scopi si prestano particolarmente.
Pulsar Audio | Smasher

Smasher di Pulsar Audio è un plugin che emula la modalità all buttons in di un 1176 custom. Controlli super basilari: un knob per gestire la quantità di compressione (INPUT) e uno per il livello d’uscita del segnale compresso (OUTPUT). Il terzo (MIX) permette di scegliere il bilanciamento tra suono effettato e suono originale, comodissimo quindi per ottenere la compressione parallela già in insert.
Baby Audio | IHNY-2
Altro plugin semplicissimo da usare. Qui la quantità di compressione (e di saturazione) si gestisce tramite un pad XY, altrettanto intuitivo e pratico come il precedente. IHNY-2 di Baby Audio ha nascosto anche qualche controllo extra, ma già così come lo vedi serve allo scopo egregiamente.
Ah, nel caso te lo stessi chiedendo, IHNY è un acronimo che significa I Heart (love) New York (compression).
SSL | LMC+
Ultimo compressore plugin della lista il bel LMC+ di SSL. Basato sul canale listen back del banco 4000E, è stato sviluppato con degli extra – rispetto all’originale hardware – che lo rendono adatto non solo per le parallele della batteria (suo prevalente uso originale) ma un po’ per tutti gli strumenti.
Bene, questa era la compressione parallela. Divertiti ad applicarla sulle tue sessioni, e se hai bisogno di una mano per settare i parametri in modo ancora più preciso sulle tue tracce, posso aiutarti a farlo con una call su Zoom.













