Cos’è un Diagramma Polare e quale scegliere in Registrazione
Cos e un Diagramma Polare e quale scegliere in Registrazione

Cos’è un Diagramma Polare e quale scegliere in Registrazione

La scelta corretta del microfono in qualsiasi registrazione è fondamentale per la buona riuscita della registrazione stessa. È piuttosto ovvio. Altrettanto ovvio è che il diagramma polare del microfono è, subito dopo il tipo di trasduzione su cui si basa, la variabile che più condiziona il risultato della ripresa.

Esistono più diagrammi polari, ognuno dei quali ottimizzato per un tipo di registrazione in particolare: microfonature vicine, lontane, panoramiche, d’accento, di gruppo o di singoli. Se sbagli il diagramma polare, sbagli la registrazione. Ecco perché è importante che conosca quello dei microfoni che utilizzi, così da poter scegliere il più adatto per ogni circostanza.

Si ma, cos’è il diagramma polare del microfono?

Cos’è il Diagramma Polare di un Microfono

Cos'è il Diagramma Polare di un Microfono
Image credits: Universal Audio

Il diagramma polare – o figura polare – di un microfono rappresenta, su un grafico, la sensibilità del microfono alle diverse direzioni da cui arriva il suono.

Senza entrare in tecnicismi complessi posso dirti che, visivamente, è rappresentato sui manuali da una determinata forma inscritta in una serie di circonferenze. In base alle sembianze che assume questa forma, il diagramma polare prende un nome specifico (ti elenco fra un attimo i più comuni).

Scontato dire che il grafico schematizza il comportamento del microfono nella realtà. Ci sono ad esempio microfoni che riprendono a 360° tutto intorno a loro, microfoni che riprendono solo da un lato, altri che riprendono davanti e dietro, e così via. Ognuno di questi ha perciò un diagramma polare diverso dagli altri.

La risposta direzionale del microfono influenza parecchio la ripresa, basti pensare a cosa può accadere se si registra in un ambiente rumoroso con un microfono che registra qualsiasi onda gli arrivi da qualsiasi direzione. Un macello!

Non va sottovalutato che oltre al diagramma polare, un altro aspetto fondamentale che influenza le registrazioni è la risposta in frequenza del microfono. Ma questa è un’altra storia, concentriamoci su una cosa per volta.

Come leggere un diagramma polare

Prima di passare al dettaglio di ciascun grafico, due parole su come leggerlo. Dai un’occhiata all’immagine di seguito, presa dal manuale dello Shure SM7dB.

Shure sm7dB diagramma polare

Immagina che il microfono sia posto esattamente al centro del cerchio, puntato verso la posizione 0°. La forma che in questo caso prende le sembianze di un cuore sta a indicare il fatto che il microfono ha la sensibilità più alta per le onde sonore che arrivano da esattamente davanti a lui. Lo si capisce dal fatto che il cuore interseca la circonferenza più esterna nel punto esatto dei 0°.

Al contempo, si capisce che questo microfono è poco sensibile ai suoni che arrivano dalla direzione opposta rispetto a quella dov’è puntato. Lo si capisce perché a 180° il cuore interseca la circonferenza più interna.

A 30° è ancora sensibile, ma circa 2dB e mezzo in meno rispetto a 0°. A 60° la sua sensibilità cala di quasi 6dB, a 120° di 10dB, e così via.

Salvo rare eccezioni, la risposta direttiva di un microfono varia al variare della frequenza del suono che lo investe. Ecco perché nel grafico qua sopra, oltre a un cuore grande ben definito, ne è presente anche uno più piccolo disegnato con linea tratteggiata. Questa seconda forma identifica la risposta in frequenza del microfono a una frequenze diversa.

Non è raro trovare nei manuali dei microfoni anche tre, quattro o più forme diverse nel grafico del diagramma polare. Se infatti guardiamo il grafico completo presente sul manuale del microfono di cui sopra, vediamo che è anche più articolato. Ogni forma, disegnata con linea continua o tratteggiata, o a volte con colore differente, si riferisce a una frequenza specifica.

Come leggere un diagramma polare

Quando in un manuale trovi solo una figura significa che il produttore ha già, per così dire, fatto una media delle misurazioni alle varie frequenze. In ogni caso è proprio la media delle sensibilità alle diverse frequenze che determina il tipo di diagramma polare e, di conseguenza, il suo nome.

NOTA: in alcuni grafici lo 0° è posizionato sotto, in altri sopra, ma il succo non cambia.

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Tipi di Diagrammi Polari più comuni

I diagrammi polari dei microfoni più comuni sono 4 (+1 variante), ma quelli che effettivamente si trovano sui microfoni in commercio sono molti di più. Diciamo però che questi extra sono tipicamente vie di mezzo o varianti dei quattro che sto per elencarti.

Cardioide

Diagramma polare cardioide

Il diagramma polare più comune e utilizzato è senza dubbio il cardioide. Prende il suo nome dalla caratteristica forma che assume la curva che lo definisce sul grafico che ti ho già mostrato.

Si usa quando si vuole che i suoni provenienti dai lati o dal retro del microfono entrino in registrazione il meno possibile. In home studio sono la scelta principale per la registrazione di voci e strumenti solisti, specialmente quando l’acustica dell’ambiente di ripresa non è ottimale.

Scegliendo un microfono cardioide si evitano sul nascere tanti potenziali problemi, ma si manifesta al contempo il cosiddetto effetto di prossimità, fenomeno a causa del quale la risposta in frequenza del microfono cambia in funzione della sua distanza dalla sorgente sonora che si sta registrando.

È un problema solo se non lo si sa. Ora lo sai ;)

Superciardioide e Ipercardioide

Diagramma polare supercardioide
Diagramma polare ipercardioide

I diagrammi polari microfonici supercardioide e ipercardioide sono molto simili tra solo, per questo li faccio rientrare nello stesso macro-gruppo.

I microfoni che hanno queste figure polari sono considerabili, come il cardioide, dei microfoni direzionali. Sostanzialmente il supercardioide è un cardioide con meno sensibilità ancora sui lati, quindi più direzionale. Per contro, non è isolato posteriormente, dato che trasduce anche i segnali che arrivano esattamente dalla direzione opposta verso cui è puntato.

Un microfono ipercardioide ha una risposta molto simile, ma ancora più schiacciata sui lati. Per contro, la ripresa a 180° è ancora più marcata.

Omnidirezionale

Diagramma polare omnidirezionale

Un microfono omidirezionale è un microfono che riprende praticamente tutto, sfericamente, intorno a sé. Risulta una scelta efficace quando si cerca una ripresa naturale, a patto che l’ambiente di ripresa sia acusticamente idoneo.

Si evita in tutte le altre circostanze, perché il fatto di captare tutte le onde a prescindere dalla loro direzione di provenienza significa, nella buona maggioranza dei casi, fare riprese sporche e rumorose.

Bidirezionale o Figura a 8

Diagramma polare bidirezionale o figura a 8

È semplice intuire il perché del nome. Un microfono con un diagramma bidirezionale, o a figura a 8, è un microfono che riprende in egual misura (più o meno) su due lati, e ha una reiezione alle onde sonore quasi totale nei restanti due.

I bidirezionali si usano per diverse tecniche di ripresa stereofonica (come la Blumlein o la Mid-Side) o per situazioni in cui si devono riprendere due sorgenti simili poste una davanti all’altra. Certo in quest’ultimo caso i limiti pratici non sono trascurabili, ma possono dare vita a risultati a volte inaspettati e molto interessanti.

Gli altri diagrammi polari

Oltre a questi, ci sono come dicevo anche altri diagrammi polari, varianti più o meno simili di questo o di quello.

Tanti microfoni inoltre non hanno un unico diagramma polare disponibile, ma ne presentano diversi, selezionabili in base al bisogno. Questi, chiamati microfoni multi-pattern, sono tipicamente – ma non esclusivamente – a condensatore. Sono la scelta giusta quando si devono affrontare nel tempo più situazioni di ripresa, ma non si registrano mai più di poche tracce per volta. In tali scenari, avere anche uno solo o al massimo due microfoni multi-pattern permette di riprendere praticamente qualsiasi strumento in qualsiasi configurazione si voglia.

Alcuni modelli hanno 3 pattern tra cui scegliere, come il buon AKG P420 (impostabile su cardioide, bidirezionale o omnidirezionale). Altri arrivano a contarne fino a 9, come il sempreverde AKG C414 XLII (impostabile su cardioide, cardioide largo, ipercardioide, omnidirezionale, bidirezionale e con in più 4 impostazioni intermedie).

Ci sono poi microfoni che addirittura consentono di registrare con un diagramma polare e di cambiarlo dopo aver terminato la registrazione. Si hai capito bene, dopo aver registrato. Mi riferisco a modelli a doppia capsula che, accoppiati a un plugin apposito, rendono disponibile più personalizzazioni di ripresa anche a registrazione avvenuta. Un esempio su tutti sono gli Sphere Universal Audio.

Lo stesso si può fare anche con alcuni microfoni USB, quelli che hanno già al loro interno un circuito di preamplificazione e un convertitore AD, e che rendono quindi superfluo l’utilizzo di un’interfaccia audio dedicata.

Come scegliere il diagramma polare giusto in registrazione

Dato quanto influisce sulla qualità della ripresa complessiva, la scelta del diagramma polare più adatto a ogni caso specifico merita una trattazione ancora più attenta.

Oltre a quanto detto finora ti do perciò anche altre indicazioni pratiche, così che possa ottenere il massimo possibile dalle tue registrazioni.

Fattori da considerare

I principali fattori in gioco nella scelta del diagramma polare sono legati a tre variabili:

  1. Strumento (o voce) da registrare
  2. Posizionamento del microfono
  3. Ambiente di ripresa

Se registro un pianoforte a coda e voglio riprenderne il suono nella sua interezza è meglio che usi un certo diagramma (magari omnidirezionale), se registro una voce è meglio che ne scelga un altro (magari cardioide). Perché? Pensaci un attimo.

Non te lo dico ancora. Pensaci un altro po’.

Ok te lo dico.

Cosa differenzia un piano da un cantante? Che il cantante non ha i tasti e il pianoforte non ha le braccia? Si, anche, ma non è quello a cui mi riferisco. L’area di emissione sonora è completamente diversa. La cassa armonica di un pianoforte, cioè la zona dalla quale il suono si sviluppa maggiormente, è decine se non centinaia di volte più ampia rispetto all’area “dove esce” il suono di un cantante, la bocca.

Più è grande l’area nella quale il suono che si vuole riprendere viene emesso, più ampio dovrebbe essere l’angolo di ripresa del microfono.

Con questo discorso mi collego al punto 2, che è la diretta conseguenza del punto appena visto. Se voglio fare una microfonatura ravvicinata, per cogliere anche la più piccola sfumatura dello strumento, devo considerare che più vicino è il microfono alla sorgente e più piccola sarà l’area ripresa.

Ergo, se voglio riprendere una porzione ampia da vicino ho per forza bisogno di un microfono con un angolo di ripresa molto ampio. Se la stessa sorgente sonora la voglio registrare da un metro o due di distanza, per avere una ripresa meno dettagliata e più d’insieme, allora sarà adatto allo scopo anche un microfono con un angolo di ripresa stretto.

E arriviamo al terzo punto, l’ambiente di ripresa, che insieme agli altri due chiude la questione su quale diagramma polare scegliere in registrazione.

La faccio semplice. Se il suono dell’ambiente di ripresa è gradevole e ha senso integrarlo nella registrazione, allora un microfono che non isola lo strumento sarà consigliato. Diversamente, meglio scegliere un diagramma polare che riprende il più possibile la sorgente sonora e il meno possibile il resto.

Qual è il miglior diagramma polare?

Un errore che non dovresti commettere è pensare che esista il miglior diagramma polare. Non è così, non ce n’è uno migliore di un altro, semmai c’è quello più adatto, rispetto a un altro, in base al tipo di registrazione che devi fare.

Il mio consiglio, se sei in procinto di acquistare il tuo primo microfono per il tuo home studio, è di preferire un microfono multi-pattern, o al limite un cardioide. Un multi-pattern ti dà la possibilità di sperimentare e si presta a più tecniche di ripresa microfonica. D’altro canto con un cardioide vai sul sicuro, salvo casi molto particolari è quasi impossibile che non faccia al caso tuo.

Se come primo modello scegli un bidirezionale o un omnidirezionale, potresti pentirtene. Meglio optare per questi modelli quando hai già almeno un altro microfono su cui poter far affidamento.

Giusto perché lo sappia, considera che la stragrande maggioranza dei microfoni dinamici è cardioide, la quasi totalità dei microfoni a nastro è a figura a 8, mentre i microfoni a condensatore si dividono più o meno equamente tra cardioidi e multi-pattern.

Magari scriverò più nel dettaglio anche delle differenze dei microfoni secondo il loro sistema di traduzione, così avrai il quadro ancora più completo.

Per il momento è tutto, ti lascio indirizzandoti verso gli altri articoli dedicati ai microfoni.

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