Equalizzatore Audio: Cos’è e Come Funziona
Equalizzatore Audio - Cos'è e Come Funziona

Equalizzatore Audio: Cos’è e Come Funziona

L’equalizzatore audio è senza dubbio uno dei processori di segnale più utilizzati in assoluto in ogni fase del processo di produzione musicale.

Gli equalizzatori si usano in registrazione, in mixaggio, in mastering, ma anche nel sound design, in produzione, nei live e nel restauro audio. Di fatto non c’è un campo del mondo audio / musicale in cui se ne possa fare a meno.

In questo articolo te li racconto partendo dalle basi. Vedrai cosa sono, come funzionano, quali sono le famiglie e le tipologie, le loro differenze e come applicarli su qualsiasi traccia.

C’è veramente tanto di cui parlare, per cui partiamo subito!

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Equalizzatore Audio

Equalizzatore Audio
Image credit: Manley

Inizio con una definizione sintetica: l’equalizzatore è un processore di segnale che consente di modificare il timbro di un segnale audio agendo in modo selettivo su uno o più range frequenziali dello stesso.

Tradotto in termini più terra terra: l’equalizzatore è un effetto che consente, ad esempio, di rendere una traccia più o meno ricca di basse, medie o alte frequenze o, sempre a titolo di esempio, è un effetto che consente di ridurre eventuali risonanze presenti in una traccia, attenuare il brusio di fondo o il fruscio di una registrazione.

Insomma è un po’ il coltellino svizzero dell’home recordist, del musicista, del producer e del fonico.

Entriamo un pochino più a fondo nel discorso.

Che significa Equalizzazione?

L’equalizzazione indica il processo di modellamento timbrico di un segnale audio. Significa scegliere se enfatizzare o ridurre una certa zona frequenziale. In sostanza significa “scolpire” il timbro di una traccia a proprio piacimento.

Ti faccio qualche esempio pratico per rendere meglio il concetto.

Stai mixando un brano dove c’è una traccia di rullante registrata con una fastidiosissima risonanza, il classico odioso SDEEENG troppo marcato.

Con un equalizzatore puoi individuare quali sono le frequenze che generano quel suono e di conseguenze scegliere di ridurne l’ampiezza.

Oppure, sempre in mix ti rendi conto che la voce suona come ovattata (perché magari registrata con un microfono scadente). Con un equalizzatore puoi enfatizzare in modo omogeneo le frequenze più alte così da dargli più respiro e farla sentire più presente.

Di esempi come questo te ne potrei fare mille altri, ma riassumo il tutto rispondendo a due semplici domande:

  • A cosa serve l’equalizzatore in produzione / registrazione ?
  • A cosa serve l’equalizzatore in mix / mastering?

A cosa serve un Equalizzatore?

A cosa serve un Equalizzatore
Image credit: Sonnox

L’equalizzatore in registrazione e in produzione serve a plasmare il timbro (ovvero il bilanciamento tra le frequenze) di un dato strumento – acustico, elettrico o elettronico / software che sia.

In fase di mixaggio l’equalizzatore invece è usato principalmente per un altro scopo. In mix infatti l’eq serve per “fare spazio”.

Cerco di spiegare anche questo concetto in modo più comprensibile.

Se osservi su un analizzatore di spettro una qualsiasi traccia di un tuo qualsiasi progetto multi-traccia, ti renderai conto che la maggior parte di esse occupa una buona fetta dello spettro sonoro utilizzabile (che va da 20Hz a 20.000Hz).

Dovendo mixare insieme decine di tracce ognuna delle quali occupa già da sola tutto lo spazio frequenziale disponibile, si avrà come risultato un suono impastato, dove gli strumenti si accavallano uno sull’altro e perdono definizione.

In questo caso un uso consapevole dell’eq permette di ridurre l’ampiezza delle frequenze “non importanti” per ciascuno strumento, ed enfatizzare al contempo quelle frequenze che per ciascun strumento sono invece fondamentali.

Il risultato è un brano dove ogni strumento ha il suo spazio, si sente bene e non disturba gli altri.

Per chiudere il cerchio, in mastering l’equalizzatore può essere usato per livellare leggermente il timbro complessivo di un brano, così da renderlo omogeneo con quello delle altre tracce dello stesso album o con altre tracce di altri artisti che producono lo stesso genere.

Sia chiaro che sto estremamente semplificando, ma il succo è questo.

Impara a usare l'equalizzatore

Quanti tipi di Equalizzatori esistono?

Per far sì che si raggiunga un buon risultato o addirittura, volendo tirarsela un po’, un’equalizzazione perfetta, si possono sfruttare più tipi di equalizzatore.

Mi limito a citare le famiglie principali:

  • Filtri – Comprendono HPF (High Pass Filter), LPF (Low Pass Filter) e BPF (Band Pass Filter), rispettivamente filtro passa alto, filtro passa basso e filtro passa banda. A questi si unisce anche il filtro notch, dal funzionamento esattamente opposto al filtro passa banda.
    Si utilizzano quando si vuole eliminare drasticamente una certa componente frequenziale.
  • Shelving– Agiscono sugli estremi dello spettro sonoro non solo attenuando ma anche, volendo, enfatizzando le frequenze oltre una certa soglia.
  • Bell – Gli equalizzatori a campana sono tra i più utilizzati, prendono il nome dalla tipica forma che assume la loro azione espressa su un grafico frequenza-ampiezza.
    Si dividono in equalizzatori di picco, semi-parametrici e parametrici (te ne parlo più nel dettaglio più sotto).

Considera che questa è una categorizzazione di massima. Alcuni eq possono tranquillamente stare in più sotto-insiemi contemporaneamente.

Ci sono poi ancora tanti altri tipi. C’è l’equalizzatore grafico, il tilt eq, il Baxandall eq, l’equalizzatore dinamico e l’equalizzatore linear-phase. Ci sono equalizzatori mono, stereo, dual-mono e mid-side. Per non parlare poi della differenziazione tra eq analogici e digitali.

Insomma ci sarebbe da scriverne una manuale!

Eq Plugin Software e Hardware

FabFilter Pro-Q 3 - Interfaccia

Ma non siamo qua per un intero manuale, voglio fornirti giusto un solido punto di partenza e darti alcune indicazioni utili.

Parlando di analogico e digitale, ormai il mercato va verso la seconda opzione. Non che gli equalizzatori analogici non ci siano più e non siano più apprezzati, ma il loro campo di utilizzo si è ridotto parecchio.

Oggi, almeno in home studio, ha senso utilizzare un eq analogico solo se puoi permetterti una spesa molto alta. Se il tuo budget per un eq è 100€, lascia perdere il fisico e acquista un buon plugin, avrai un risultato 10 volte superiore.

Trovi i miei eq plugin preferiti in questo articolo: I Migliori Eq Plugin per Windows e macOS

Qual è la differenza tra EQ Parametrici e Semiparametrici?

La differenza tra eq analogico e digitale è piuttosto immediata da comprendere. Lo è meno la differenza tra eq parametrici e semiparametrici, due tra le categorie di equalizzatori audio più comuni in assoluto.

Entrambi fanno parte della macro-categoria degli eq a campana, ciò che li contraddistingue l’uno dall’altro è il numero di controlli presente su ognuno.

Ti faccio degli esempi pratici.

Nell’immagine sotto puoi vedere l’Harrison 32C Channel EQ plugin, uno dei tanti begli effetti UAD utilizzabili con le schede audio Universal Audio.

In questo caso si tratta di un software che emula un hardware, ma non è questo il punto su cui voglio arrivare, mi interessa piuttosto mostrarti la categoria in sé.

Bande di Equalizzazione

Così come con quasi tutti gli eq, anche questo è capace di agire su più range frequenziali contemporaneamente. In questi casi si parla di eq a più bande. Nello specifico, l’Harrison 32C Channel Eq, oltre ad altri controlli che in questo esempio non ci interessano, ha 4 bande:

  • LOW – per equalizzare le frequenze basse.
  • MID – per equalizzare le frequenze medio-basse.
  • MID – per equalizzare le frequenze medio-alte.
  • HI – per equalizzare le frequenze alte.

Ognuna di queste bande è di tipo semiparametrico. Lo si nota dal fatto che su ognuna è possibile intervenire modificando due soli parametri: frequenza centrale e guadagno.

Con il primo parametro si sceglie dove l’eq deve avere l’azione massima (che va a ridursi via via che ci si allontana da questa frequenza), con il secondo si sceglie se enfatizzare o ridurre, e di quanto, l’ampiezza del range frequenziale in oggetto.

Quel che non si può invece fare è scegliere quanto deve essere ampio questo range frequenziale. Per intenderci, se punto l’eq sui 1.000Hz ed enfatizzo di 3dB, sto di fatto alzando il volume non solo dei 1.000Hz, ma anche di una porzione più o meno ampia di frequenze adiacenti.

Potrebbe essere da 800Hz a 1.200Hz, come potrebbe essere molto più ampia, da 500Hz a 1.500Hz. Come lo scopro? Leggo il manuale, o faccio dei test pratici, ma in ogni caso non posso modificare questo valore.

Per farlo ho bisogno di un eq che abbia a disposizione un ulteriore parametro, il cosiddetto fattore di merito, o Q factor.

Equalizzatori Parametrici

Equalizzatore Cubase

Quello che vedi sopra è uno degli equalizzatori integrati su Cubase.

Come il precedente, siamo davanti a un processore a 4 bande. La differenza sostanziale è però che per ognuna ho un terzo parametro a disposizione, il fattore di merito appunto.

Modulando questo parametro posso scegliere la larghezza di banda su cui quella banda di equalizzazione specifica deve agire.

Dato che il fattore Q rappresenta un rapporto tra frequenza centrale e la larghezza di banda, si ha che all’aumentare del suo valore si riduce la larghezza di banda. Vice versa, valori di Q bassi corrispondono a una larghezza di banda più ampia.

Negli esempi qui di seguito puoi vedere come cambia drasticamente la curva di equalizzazione quando a cambiare è il solo fattore di merito.

Equalizzatore Fattore di merito 0.5
Q=0,5
Equalizzatore Fattore di merito 10
Q=10

Come si usa un Equalizzatore Parametrico?

Ok abbiamo capito che l’equalizzatore parametrico è quello che ci da maggior libertà di azione, ma come si impostano i parametri?

Bella domanda!

Ogni traccia audio è un mondo a sé, quindi è impossibile che possa darti dei “numeretti magici” da inserire nel tuo eq che vadano bene per qualsiasi occasione.

Posso però darti un’indicazione di massima utile in tutte le circostanze.

Se stai usando un eq per, ad esempio, plasmare il timbro di un synth o di un virtual instrument, non devi seguire alcuna regola. Ma veramente!

L’eq utilizzato come effetto creativo ti consente, volendo, di estremizzare la sua azione al punto da rendere irriconoscibile il timbro originale della traccia sulla quale lo hai applicato.

Cosa diversa è se vuoi solo dare una ritoccatina alla registrazione di uno strumento reale, in quel caso sarebbe opportuno fare degli interventi più cauti, salvo eccezioni nell’ordine di una manciata di dB, non certo di +24dB per intenderci.

Impara a Mixare le tue Tracce

Dove si mette l’Equalizzatore?

L’equalizzatore è un processore di segnale che tipicamente si usa sull’insert della traccia che si vuole trattare.

Anche questa non è però una regola ferrea. Si può usare l’eq per processamenti paralleli, o per equalizzare non una singola traccia audio ma un intero gruppo strumentale.

L’eq è in ogni caso un effetto immancabile in produzione, in mixaggio e anche in fase di mastering.

Premesso questo, uno dei più grandi dubbi che spesso ci si trova ad affrontare è in che “posizione” inserirlo. Metti il caso che devi comprimere ed equalizzare una traccia. Nella catena di processamento inserisci prima il compressore o prima l’equalizzatore?

Eh, bella domanda anche questa. Personalmente seguo diverse strade in base alla situazione che ho davanti, ma per farti almeno un esempio posso dirti questo.

In fase di mixaggio, tipicamente preferisco prima bilanciare dinamicamente la traccia (quindi comprimere) e dopo bilanciarla timbricamente (quindi equalizzarla).

Il motivo è che comprimendo, quasi certamente vado – anche se involontariamente – a modificare leggermente il timbro della traccia. L’eq posto di seguito mi serve quindi anche per controbilanciare l’eventuale variazione timbrica introdotta dal compressore.

Devi considerare comunque che si tratta del classico cane che si morde la coda. Se invertissi eq e compressore, l’equalizzatore potrebbe avere delle conseguenze sull’andamento dinamico della traccia, per cui il compressore posto di seguito aiuterebbe a controbilanciare questo inconveniente.

Insomma è sempre un gioco di compromessi.

L’alternativa è usare più eq e più compressori sulla stessa traccia, ma andrei troppo fuori tema per descriverti ora questa tecnica.

Come impostare un Equalizzatore audio?

In ogni caso è bene avere almeno uno schema da cui iniziare.

Equalizzare a orecchio non è sempre una scelta saggia se il tuo orecchio non è ancora allenato.

La fase uno consiste quindi nel capire qual è il range frequenziale che ogni strumento che vuoi equalizzare può riprodurre.

Se sai già che la tua chitarra non può emettere di per sé i 50Hz, ma vedi con un analizzatore di spettro che queste frequenze sono presenti nella registrazione, capisci in un attimo che si tratta probabilmente del suono della stanza dove è stato registrato lo strumento, piuttosto che dello strumento in sé.

Ha senso tenere queste frequenze in mix? Molto probabilmente no.

Ecco quindi da dove devi iniziare. Impara a conoscere quali note (e di conseguenza quali frequenze) possono riprodurre gli strumenti presenti nelle tue sessioni.

Con strumenti tradizionali (chitarre, bassi, batterie, piano, strumenti orchestrali ecc.) è piuttosto facile capire a priori cosa possono o non possono emettere.

Ti basta gogglare instruments frequency chart e trovi una marea di grafici che te lo mostrano.

Te ne riporto giusto due qui di seguito. Il primo, realizzato da iZotope, mostra le frequenze relative agli strumenti tipici di una band rock o simili. Il secondo, di Sound on Sound, mostra l’estensione anche dei principali strumenti orchestrali.

instruments frequency chart - iZotope
instruments frequency chart - SOS

Con gli strumenti elettronici è un pochino complicato conoscerlo a priori, ma ti basta uno sguardo veloce su un analyzer per capire come agire.

Come fare una buona equalizzazione?

L’equalizzatore va quindi impostato intenzionalmente in base alla situazione. Non si equalizza giusto perché lo si deve fare, ma perché abbia un senso farlo.

In fase di produzione puoi tranquillamente sperimentare, non ci sono limiti in tal senso.

In mixaggio e mastering invece si sta più attenti a non stravolgere il sound raggiunto in produzione. Ciò non significa però che non lo si possa migliorare ulteriormente.

Puoi usare l’eq per dare più definizione a una batteria acustica ripresa in multi-traccia, banalmente anche solo applicando un HPF su ogni traccia e impostandolo in modo che stia poco sotto la pancia di ogni pezzo del kit.

Se hai a disposizione un eq dinamico puoi usarlo per ridurre le plosive in una registrazione vocale, oppure per moderare l’effetto di prossimità di una ripresa effettuata troppo da vicino.

Insomma puoi usare l’equalizzatore in un numero enorme di situazioni.

Se poi vuoi imparare a usarlo suoi tuoi progetti senza dover passare mesi a sperimentare per conto tuo, posso insegnarti io come farlo tramite lezioni online personalizzate 😉

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