Hai scritto e prodotto la tua traccia e nel mixarla ti accorgi che alcuni strumenti spariscono. Dove sono andati? Da nessuna parte, sono solo caduti vittima di uno dei più comuni problemi del mixaggio: il mascheramento audio.
A volte il problema è a monte, nella registrazione o nell’arrangiamento, altre volte lo si crea mixando in modo sbagliato.
In questo articolo cerco di spiegarti in modo semplice il concetto di mascheramento, un fenomeno chiave da conoscere e padroneggiare per poter produrre e mixare brani che suonino definiti e professionali.
Dopo averti mostrato perché succede, ti darò anche dei suggerimenti pratici per evitarlo, così da avere tracce che suonano al meglio delle loro possibilità.
Cos’è il Mascheramento nel Mix Audio

Una definizione di mascheramento potrebbe essere questa: è quel fenomeno psicoacustico che avviene quando due suoni che si somigliano o che hanno un contenuto frequenziale simile vengono riprodotti contemporaneamente. In questi casi, il nostro orecchio ha difficoltà a percepirli chiaramente entrambi, con il risultato che uno tende a “mascherare” l’altro.
Il motivo è da cercarsi nella natura fisica del nostro apparato uditivo. Evito di farti il pippone di psicoacustica e cerco di riassumere i concetti base (se volessi invece approfondire l’argomento puoi farlo da diversi dei libri che suggerisco qui).
In ogni orecchio sono presenti dei recettori addetti al riconoscimento delle varie frequenze. Ogni recettore non codifica tutte le frequenze, ma è specializzato in un range frequenziale molto ristretto. Per cui quando arriva all’orecchio un’onda sonora non si attivano sempre tutti, ma si attivano volta per volta solo quelli adibiti a codificare le frequenze presenti nell’onda sonora stessa. Ad esempio, un suono grave attiverà solo i recettori specializzati della trasduzione delle frequenze basse, un suono acuto al contrario attiverà solo i recettori dedicati alle frequenze alte.
Ora, se allo stesso orecchio arrivano due suoni diversi ma che hanno un contenuto frequenziale simile, ciò che accade è che i recettori preposti alla codifica di quelle determinate frequenze non sono in grado di mandare al cervello due segnali distinti. La conseguenza è che percepiremo un solo suono, non più due.
In termini ancora più pratici, nel mixaggio questo si traduce in uno strumento che nasconde (maschera) l’altro.
Tipi di Mascheramento Audio
Il mascheramento delle frequenze audio si manifesta tipicamente in tre circostanze diverse, ovvero uno strumento può nasconderne un altro quando avviene uno di questi tre fenomeni:
- Mascheramento frequenziale
- Mascheramento temporale
- Mascheramento in ampiezza
In fin dei conti sono semplicemente delle varianti dello stesso evento, ma scaturiscono da situazioni diverse.
Il mascheramento frequenziale si ha quando – come già detto – il timbro di due suoni diversi è grossomodo sovrapponibile. L’esempio classico è ciò che avviene in mix tra cassa e basso, entrambi ricchi di frequenze basse. Solitamente in tali situazioni il basso tende a nascondere la cassa (su questo problema specifico ti suggerisco la lettura di questo articolo: Come Mixare Cassa e Basso: le 3 Tecniche più Efficaci).
Il mascheramento temporale è più subdolo e ci si presta meno attenzione. Avviene quando un suono a basso volume è preceduto da un altro a volume molto più alto, anche se i due hanno un contenuto frequenziale differente. Un esempio che si applica al mix può essere questo: se tieni un cantato sussurrato a basso volume subito dopo la fine di una parte con chitarre distorte e batteria pestata, è molto probabile che la prima parola del cantato si perda e non venga percepita.
Il motivo a livello fisico del perché avviene questo è che i recettori delle onde sonore all’interno del nostro orecchio hanno bisogno di un pochino di tempo, dopo essere stati super-eccitati, per essere di nuovo pronti alla codifica dell’onda successiva. Se stanno ancora vibrando per la botta che gli è arrivata un attimo prima, non riescono a codificare un’onda a basso volume che gli arriva subito dopo.
Per finire c’è il mascheramento in ampiezza, probabilmente il più semplice da comprendere fra i tre. Come per il mascheramento temporale, anche quello in ampiezza è accentuato se i due suoni hanno frequenze simili, ma può avvenire comunque anche se i timbri dei suoni in gioco sono differenti.
Detto terra terra, si ha quando un suono a basso volume è mascherato da uno simultaneo ad alto volume. Tutto qui, non c’è granché da spiegare.
Entriamo ora nel cuore della questione e affrontiamo meglio le ripercussioni del mascheramento audio sul mixaggio.
Perché il Mascheramento rovina i Mix
Il mascheramento può rovinare i mix sotto tanti aspetti. Il più evidente è la scomparsa totale o parziale di alcuni strumenti. Se il mix è troppo affollato in alcuni range frequenziali, il rischio che qualcosa si perda aumenta parecchio.
Di solito i problemi principali si hanno sulle medio basse, più che altro perché in questa zona sono presenti fondamentali e prime armoniche della maggior parte degli strumenti (virtuali compresi).
Un mix dove sono evidenti problemi di mascheramento suona impastato, poco dinamico e affatica l’ascolto, specialmente se a farne le spese sono strumenti che dovrebbero stare in primo piano, come una voce o solisti in generale.
Una voce anche solo parzialmente mascherata da un piano, una chitarra o un pad renderà più difficile l’intellegibilità del testo, rendendo meno gradevole l’ascolto.
Tuttavia per quanto assurdo possa sembrare, in alcuni generi un mix funziona bene proprio quando – al contrario di quanto ci si auspica solitamente – è impastato e gli strumenti sono accavallati l’uno sull’altro, rendendo impossibile il riconoscimento dei singoli.
Ti faccio sentire due esempi.
Mix super definiti? Non sempre è un bene
Senti ad esempio Glasgow Mega-Snake dei Mogwai.
Per buona parte del brano non si capisce chi sta suonando cosa, è tutto sporco, gli strumenti non hanno uno spazio ben definito e la batteria è disordinatissima, con charlie e altri piatti ingombranti all’inverosimile. Vicino al finale arriva una botta enorme completamente informe. Quindi è mixato male? Per me no, è semplicemente un ottimo modo di far risaltare lo spirito del brano. Trovo che in questo caso un mix di questo tipo sia assolutamente funzionale allo scopo.
Anche se ricadono in un genere completamente diverso, anche alcune tracce del mio EP Tales from a Hallway sono mixate con la stessa intenzione. Nel brano Still Waiting, che puoi sentire di seguito, specialmente da 3:20 circa si perdono i riferimenti dei singoli strumenti, e quel che arriva è un insieme di linee e colori che si fondono insieme. Per quanto non sia mainstream, è esattamente il risultato che avevo in mente già in fase di scrittura. Le scelte di mix sono state una diretta conseguenza dell’idea originale.
Sicuramente può non piacere, ma rispecchia la direzione della produzione presa nel suo insieme.
Questo per dire che ok, occhio al mascheramento, ma non farne una malattia. È un po’ lo stesso discorso che faccio con la questione risonanze (a proposito, se ancora non l’hai visto recupera il mio video dove mostro come ridurle senza fare danni). Al contempo considera che approcci al mix come quelli per i brani che ti ho appena fatto sentire sono l’eccezione, più che la regola.
Come riconoscere il Mascheramento
Il primo passo per evitare il mascheramento è riconoscerlo. Ti mostro a breve alcune tecniche pratiche per risolvere il problema, ma se prima non sei capace di identificarlo, la strada si fa in salita.
Quindi quand’è che c’è mascheramento in un mix?
L’ascolto è sicuramente un buon modo di fare una valutazione preliminare. Se hai l’impressione che due strumenti si stiano fondendo più di quanto vorresti, hai un primo campanello d’allarme.
Ancora più palese è quando ascoltando il mix hai difficoltà a percepire una traccia / strumento nonostante il suo meter mostri che il suo volume è già alto.
L’udito da solo spesso non è sufficiente, perché viziato da tutta la catena di riproduzione. Per fortuna ci vengono in aiuto i plugin!
La cosa più banale da fare è l’analisi dello spettro del mix. Se noti che su un analizzatore di spettro la traccia A, la traccia B, la C e la D hanno tutte un sacco di energia in una certa zona frequenziale, allora stai pur certo che in quella zona tenderanno a mascherarsi a vicenda.
Per fare questo tipo di analisi va bene un analizzatore di spettro qualsiasi, anche free (ne trovi alcuni validi in questa pagina). Ma se vuoi fare le cose per benino e avere una lettura più facile, puoi ricorrere a plugin specializzati.
Ad esempio il Pro-Q 4 di FabFilter ha una modalità nella quale, applicandolo su più tracce, mostra le frequenze di mascheramento reciproche in rosso, con un’intensità di colore tanto maggiore tanto quanto è alto il grado di mascheramento tra le tracce.
Anche se in modo diverso, lo stesso si può osservare con altri eq plugin o, anche senza disturbare produttori terzi, con le modalità di visione già integrate sulle DAW. La funzione di comparazione fra i canali presente su Cubase ne è l’esempio perfetto.
Nel video di seguito mostro come funziona.
Tecniche per Risolvere il Mascheramento
Ci sono molti modi diversi per risolvere i problemi di mascheramento in mix. Tra i più semplici c’è l’applicazione di filtri per rimuovere frequenze superflue da alcune tracce, lasciando così spazio agli strumenti che sulle stesse frequenze hanno informazioni importanti.
Una soluzione ancora più semplice è sfruttare a proprio vantaggio il panning. Se due tracce collidono, spostarne una più a destra e una più a sinistra può essere sufficiente per risolvere qualsiasi problema di mascheramento. Più facile di così!
L’equalizzazione complementare resta tra le mie favorite: quel che si enfatizza su una traccia lo si riduce in quella con cui si crea conflitto, e vice versa.
Ci sono poi percorsi più articolati che danno però risultati anche migliori. Mi riferisco a soluzioni come la compressione side-chain, ovvero comprimere la traccia che maschera ma solo nei momenti in cui la mascherata suona. Se lo si fa con un compressore multi-banda l’effetto risultate è ancora più pulito.
Come vedi si possono seguire più approcci. Sperimenta e valuta quello con cui ti trovi meglio. Se poi vuoi una mano a capire velocemente qual è il migliore per la tua situazione specifica, posso darti una mano in prima persona facendoti vedere come fare proprio su un tuo progetto. Per tutte le info sulle mie lezioni personalizzate online vedi questa pagina.
Veniamo ora ai plugin specializzati, quelli fatti apposta per risolvere il mascheramento nel mix, in modo completamente automatico, manuale, o una via di mezzo.
Plugin per gestire il Mascheramento nel Mixing Audio
Ultimamente i plugin per il mascheramento audio stanno sbucando come funghi. Tuttavia ce ne sono alcuni che preferisco, ti segnalerò quindi solo questi.
Tra i capostipiti della tipologia c’è TrackSpacer di Wavesfactory. Si tratta di un eq a 32 bande che in automatico attenua il gain di una traccia “invadente” in funzione del segnale di una traccia che si vuole tenere in primo piano.
L’ultimo arrivato, di cui ho scritto proprio la settimana scorsa, è invece learn:unmask di Sonible. Il funzionamento di massima è lo stesso: si applica in insert sulla traccia che si vuole “scavare” e lo si imposta in side-chain in modo che sia attivato dalla traccia che si vuole tenere in primo piano.
Quello con in miglior rapporto costo/qualità è forse pure:unmask, sempre di Sonible. Vedilo come una versione semplificata di learn:unmask. Spesso in offerta, costa poco e con un solo knob permette di scegliere la quantità di intervento. Basato su AI e intuitivo da usare.
In alternativa si potrebbe usare per lo stesso scopo anche un envelope shaper automatizzabile nel tempo. In questo frangente Duck di Devious Machines è un ottimo candidato. Direi che è particolarmente adatto per risolvere conflitti di mascheramento tra suoni con sostegno breve (percussioni elettroniche, synth pluck o simili) e suoni con sostegno lungo (pad, chitarre strummate ecc.)
Ci sono poi moduli dedicati integrati in plugin all-in-one, come quello presente su Neutron di iZotope. Ma qua la spesa inizia a diventare importate, ti indirizzerei per cui verso uno dei precedenti.
È il Mascheramento il problema?
A questo punto hai tutte le armi per combattere la tua battaglia contro il mascheramento. Ricorda solo che non tutte le battaglie vanno combattute ;)
Riguardo la correzione del mascheramento adotto lo stesso approccio che adotto con qualsiasi altro aspetto del mix. Ci metto mano solo se necessario e se farlo è funzionale al risultato che cerco. Se non è così, lascio stare.
Applicare in ogni singolo mix decine di tecniche diverse, solo perché si ha la possibilità di farlo, è un po’ come condire un piatto con decine di spezie diverse solo perché le si ha in dispensa. Non credo sia una buona idea.
Detto questo ti saluto ricordandoti che se volessi sono a tua disposizione per poterti aiutare personalmente nel mixaggio dei tuoi brani, e che se sei nuovo da queste parti, sul blog trovi centinaia di articoli che potrebbero esserti utili per il tuo lavoro in home studio.











