Audiomodern ha rilasciato recentemente una nuova versione della sua drum machine basata su AI: Playbeat 4.
Ho sempre apprezzato questo VSTi ma in passato l’ho giusto provacchiato, non l’ho mai usato in una produzione o comunque a sufficienza per poterne scrivere qua sul blog. Data l’uscita della versione 4 ho quindi colto la palla al balzo, e sono qui a raccontarti come funziona questo plugin in grado di generare un numero infinito di pattern ritmici grazie all’intelligenza artificiale, adatti per svariati generi musicali.
Ti farò anche sentire la bontà dei suoi suoni e, ovviamente, come si comporta nella creazione di pattern.
Audiomodern | Playbeat 4
Playbeat è di base una drum machine con sequencer incorporato. Detta così può sembrare l’ennesima copia di tutte le altre già presenti sul mercato. In realtà è molto di più.
Quel che differenzia il plugin Audiomodern dalla concorrenza è la qualità della generazione di pattern, in questo caso basata su AI. La situazione classica in cui ci si imbatte di solito quando si ha davanti un sequencer con il tasto random è quella di veder riempiti i quadratini a casaccio. Bisogna premere parecchie volte prima di poter sentire una sequenza che abbia un senso musicale.
Ecco – e qui già spoilero parte delle mie impressioni – con Playbeat 4 praticamente sempre, a ogni interazione, il sequencer si popola di groove che non solo hanno un “senso musicale”, ma sono pure non banali.
Drums con Intelligenza Artificiale
Il merito è dell’AI integrata, che consente di generare pattern basati su generi musicali definiti, o su pattern di riferimento scelti dall’utente.
Si possono randomizzare il solo pattern, i soli suoni o entrambi (per tutto il kit o solo per un canale) e si può scegliere la complessità del nuovo pattern. Ci sono anche preset da cui partire, utili (oltre che come preset di per sé) anche come sorgente da cui far pescare l’intelligenza artificiale per la generazione. Del tipo, se ci sono determinati preset che suonano di tuo gusto, per struttura e/o suoni, li puoi etichettare in modo che fungano da base da cui partire per i nuovi.
Lo stesso vale per i preset creati dall’utente, non solo quelli factory.
Allo stesso tempo si può randomizzare in modo indipendente pressoché qualsiasi parametro del sequencer. Ad esempio il pan dei singoli hit o il loro pitch. Si può poi ovviamente customizzare a piacimento tutto quanto anche a mano, compresi i sample. C’è infatti una finestra che permette di fare editing di base.
Playbeat 4: in Prova
Playbeat 4 fa esattamente quel che promette, ma ci sono degli aspetti che è bene tenere in considerazione.
Diciamo che la curva di apprendimento è forse un po’ più ripida della media. Nell’interfaccia ci sono tanti tastini, e dato che il comportamento del plugin per certi versi è originale, non sempre si riesce a rintracciare il significato di tutte le voci al primo tentativo. Niente che non possa essere superato guardando giusto il video overview ufficiale (meno di un quarto d’ora), ma è comunque necessario segnalarlo.
Una volta che ci si prende la mano il plugin è godibilissimo. Oltre a quanto già detto aggiungo che si possono caricare anche campioni dalla propria libreria, e così sfruttarlo solo per la parte di creazione pattern.
Quelli già inclusi potrebbero comunque essere già ben più che sufficienti per una buona percentuale di produzioni. Le demo che puoi sentire qua di seguito le ho create utilizzando esclusivamente i sample di Playbeat, senza aggiungere nemmeno nessun tipo di processamento.
Avendo provato altre drum machine con possibilità di randomizzazione, devo dire che i groove che tira fuori il plugin Audiomodern sono mediamente superiori della concorrenza, nel senso che sono effettivamente già utilizzabili senza dover aggiustare tutte le linee come accade di solito. Aggiungi che sono potenzialmente infiniti e il pacchetto e completo.
Comoda in tal senso la funzione REMIX, che crea variazioni di un pattern esistente senza distanziarsi troppo dal feel originale. Utilissima anche la funzione undo, impagabile quando scappa un click di troppo e si vuole tornare a una versione precedente del lavoro.
Dopo aver creato i pattern si possono seguire due strade per integrarli nella sessione. O si usa il plugin come un normale VSTi (scrivendo le note corrispondenti su piano roll per riprodurre sample e pattern), o si esporta il frutto del suo lavoro come file audio o eventi MIDI da caricare, volendo, anche su altri VSTi. Il tutto lo si può fare sull’intero kit o anche solo pezzo per pezzo, semplicemente con un drag and drop su una traccia qualsiasi della DAW.
Nell’esportazione MIDI una cosa un po’ fastidiosa è che se il pattern presenta variazioni di pitch, queste saranno esportate come note differenti, per cui provando a far risuonare quella parte dal plugin non si sentirà il sample pitchato quando serve, ma si innescherà la riproduzione di altri suoni.
Per questo motivo ho trovato più comoda l’esportazione in audio. In alternativa si può sfruttare l’area definita REMIXES per salvare fino a 24 variazioni di un preset, così da tenere tutte le differenti variazioni che potranno servire su una traccia tutte in un posto, ed evitare così di esportare alcunché.
Come suona Playbeat 4
Eccoci finalmente alle demo audio. Le ho create tutte partendo dagli stili disponibili nella sezione AI. Selezionando più stili contemporaneamente Playbeat genera pattern con elementi comuni ai due o tre max scelti in simultanea.
Questo è quel che ne è venuto fuori.
Prezzo e Specifiche
Playbeat 4 è disponibile come plugin VST, AU e AAX e come app stand-alone per Windows e macOS, oltre che come app per iPad.
Al momento è in offerta lancio a 69€, che diventeranno 89€ al termine del periodo promozionale. Chi avesse già acquistato in passato una versione precedente, può passare alla v4 per 29€.
In alternativa è possibile acquistare il VSTi con insieme tutte le sue espansioni (suoni e preset) al prezzo di 79€. Anche questa è una promo temporanea, poi si passerà a 119€.
Per maggiori informazioni, l’acquisto o il download della versione di prova visita il sito Audiomodern.












